sabato 4 agosto 2018

Un’eccellenza italiana? I “Comuni Ricicloni”!

La presentazione del XXV rapporto Comuni Ricicloni di Legambiente, avvenuta lo scorso 28 giugno a Roma nell’ambito dell’EcoForum, sì è conclusa con la premiazione delle comunità locali, degli amministratori e delle esperienze che hanno ottenuto i migliori risultati nella gestione dei rifiuti urbani. Non parliamo di mosche bianche.  Erano 486 lo scorso anno, oggi sono 505 i Comuni dove la raccolta differenziata funziona correttamente, ma soprattutto dove ogni cittadino produce, al massimo, 75 chili di secco residuo all’anno, ovvero di rifiuti indifferenziati avviati allo smaltimentoParliamo di 3.463.849 cittadini, circa 200.000 in più rispetto al 2017, un trend assolutamente positivo, anche se c’è ancora molto da fare in tema di economia circolare, visto che siamo davanti ad una scelta di sostenibilità ancora in costante evoluzione. Anche per questo nel corso degli anni gli obiettivi della classifica dei Comuni Ricicloni sono diventati sempre più stringenti adeguandosi al panorama della gestione dei rifiuti in Italia che è mutato molto rispetto alle prime campane stradali dedicate alla raccolta differenziata dagli imballaggi principali, ed è arrivato all’attuale intercettazione di rifiuti “complessi” porta a porta, con un target minimo del 65% richiesto dal 2012.

La Giuria del concorso, composta da Legambiente, dai Consorzi di filiera e dai principali attori del settore, ha di volta in volta modificato i criteri di valutazione dei vincitori per poter fornire ai Comuni uno stimolo a raggiungere risultati sempre più ambiziosi. Così da tre anni a pesare su questa virtuosa classifica non sono più solo i livelli di raccolta differenziata raggiunti, ma anche le politiche di riduzione della quantità di rifiuto destinata allo smaltimento. Il nuovo pacchetto europeo sull’economia circolare recentemente raccontato su Unimondo.org pone, tra i suoi obiettivi, “il riciclo del 70% degli imballaggi entro il 2030 e del 65% dei rifiuti urbani al 2035” e, alla stessa scadenza, “un massimo del 10% di rifiuti che possono essere smaltiti in discarica”. Proprio da questo presupposto è nata l’esigenza di porre come obiettivo minimo per entrare a far parte dei "Comuni Ricicloni" la soglia di produzione di 75 Kg all’anno per abitante di secco residuo, prodotto che comprende il secco residuo e la parte di ingombranti non riciclata

Il ruolo dei Comuni nel portare l’attuale sistema di gestione dei rifiuti sempre di più verso l’economia circolare è fondamentale. Per il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti "Le amministrazioni locali sono le uniche in grado di indirizzare i propri concittadini verso pratiche virtuose di prevenzione, raccolta e riciclo”. Come fare? Basta usare iniziative virtuose all’interno di un contesto di “normative regionali e nazionali e di piani d’ambito che sostengano questa direzione, prevedendo gli strumenti necessari come la tariffazione puntuale, sistemi di premialità per sfavorire il conferimento in discarica e incentivare il recupero di materia, la raccolta porta a porta e serie politiche di riduzione della produzione dei rifiuti”. Al tempo stesso per Legambiente “gli amministratori possono, attraverso scelte consapevoli e obbligatorie (come il Green Public Procurement), incidere in maniera significativa sulla diffusione di una vera e propria economia circolare", scelta ancora più urgente vista anche la chiusura del mercato cinese all’importazione dei rifiuti.

Per quanto riguarda la classifica, le città di Treviso, Pordenone e Trento si riconfermano, come lo scorso anno, sul podio tra i capoluoghi di provincia, così come, ancora una volta, il Nord-Est si dimostra l'area geografica più efficiente in tema di gestione virtuosa dei rifiuti urbani. Su 505 comuni a bassa produzione di secco residuo, ben 264 appartengono, infatti, a quest’area in cui, non a caso, la raccolta e la gestione dei rifiuti sono basate, quasi totalmente, su sistemi consortili con una raccolta organizzata esclusivamente con il sistema porta a porta. Per quanto riguarda i Comuni rifiuti free che superano i 15mila abitanti sono risultati essere 50 e comprendendo anche città di una certa dimensione, come Empoli con i suoi 52mila abitanti e Carpi con quasi 73mila abitanti, a testimonianza del fatto che dove esistono politiche di buona gestione dei rifiuti, si possono raggiungere risultati estremamente soddisfacenti.  Arrivano sempre dal nord-est i Consorzi che riempiono le prime posizioni della classifica dedicata ai “Consorzi oltre i 100mila abitanti”, dove va segnalata Mantova Ambiente che ha scalato pian piano la classifica fino ad arrivare all’attuale terza posizione, dietro ai noti Priula Bacino Sinistra Piave, entrambi della provincia di Treviso e nel complesso capaci di gestire in tre la differenziata di quasi un milione di abitanti. Invariata rispetto allo scorso anno nelle prime tre posizioni la classifica dei “Consorzi sotto i 100mila abitanti”, dove ancora una volta si distinguono i trentini AMNUASIA Fiemme Servizi che si sono dimostrati i più efficienti nel servire i loro circa 173mila utenti complessivi. 

Il rapporto ci segnala anche l’importante aumento dei Comuni rifiuti free al Sud: “erano 43, pari al 10%, lo scorso anno e oggi sono 76, quindi un 15%” a differenza del Centro Italia che si conferma sostanzialmente stabile "passando da 38 a 43 Comuni e cioè dall’8% al 9% con qualche avanzamento dovuto al successo del porta a porta in Toscana", mentre il numero dei Comuni virtuosi diminuisce del 6% al Nord tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige che pur perdendo 26 comuni e con un leggero aumento della produzione di rifiuti indifferenziati, rimangono comunque le regioni col maggior numero di comuni virtuosi. Tuttavia al Nord migliora solo la Lombardia che aggiunge altri 11 comuni ai 90 all’anno precedente, mentre a livello nazionale l’aumento più significativo di comuni virtuosi è in Basilicata "dove la percentuale dei Comuni Rifiuti Free sul totale passa dall’1,5% all’8%".  

Per Legambiente la strada da percorre è ancora in salita, ma i risultati non mancano, soprattutto quando l’obiettivo dei Comuni non prescinde “dall’insieme delle buone politiche di prevenzione, da un buon sistema di impianti di riciclo per il recupero di materia e da un sistema di raccolta porta a porta efficace almeno quanto la tariffazione puntuale”. Anche se alle orecchie dei contribuenti suona male appare indubbio che optare per la tariffa paga, in tutti i sensi. Sono, infatti, 361 i Comuni rifiuti free che hanno adottato un sistema di tariffazione, ma lo sforzo economico dei contribuenti, grazie ai notevoli benefici ambientali e sociali, non può che ripagare i cittadini

Alessandro Graziadei

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