domenica 12 agosto 2012

Mondo: turisti sì, “ma non per caso”

La vacanza, o meglio la possibilità di avere tempo e denaro per viaggiare, è ormai un conquistato diritto di una buona parte dei cittadini dei soli paesi industrializzati tanto che attualmente si spostano fuori dai propri confini 600 milioni di “nomadi del benessere” che lasciano casa e lavoro per trasformarsi in una gigantesca “mandria in transumanza stagionale”, alla quale vanno aggiunti gli spostamenti interni, che secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (Unwto) sarebbero addirittura di ben 8 volte superiori a quelli internazionali. Non è un caso, quindi, che soprattutto negli ultimi decenni, il turismo sia diventato la principale voce negli scambi commerciali mondiali, più importante di quella automobilistica, dell’acciaio, dell’elettronica e dell’agricoltura generando tra i 4.000 e i 5.000 miliardi di dollari all’anno di fatturato, il 6% del prodotto lordo del pianeta con 127 milioni di lavoratori, 1 ogni 15 occupati in tutto il mondo.
Tutto bene? Non proprio. Come ci ricorda Ipsia, l’ong promossa dalle Acli che organizza da anni alcuni interessanti viaggi responsabili, anche in questo settore dell’economia mondiale le differenze tra Nord e Sud del Pianeta sono abissali: “l'80% degli spostamenti internazionali è appannaggio dei residenti di sole 20 nazioni e anche le principali destinazioni turistiche sono nei paesi del Nord, che ricevono il 70% dei turisti e incassano il 72% del fatturato del settore”. Ma non solo. Nonostante sia ancora radicata l’idea che il turismo sia un’industria leggera, capace di sfruttare le risorse umane e territoriali senza comprometterle, in realtà rappresenta uno dei più penetranti e sistematici fattori inquinanti oggi all’opera sulla terra.
Per l’ Associazione Italiana Turismo Responsabile (Aitr) che dal 1998 opera su base associativa per promuovere, qualificare, divulgare e tutelare i contenuti culturali e le conseguenti azioni pratiche connesse al turismo responsabile, “le dimensioni dell’inquinamento turistico sono sovente sottovalutate per il carattere non sempre plateale e immediato dei suoi effetti più deleteri, ma in realtà il turista, non fosse altro che per la sua presenza fisica, trasforma l’ambiente che lo circonda avviando spesso, senza il benestare e la consapevolezza degli abitanti, processi di degrado ambientale, alterazione culturale e non ultimo di sconvolgimento economico”.
Ma se come abbiamo detto la maggior parte dei turisti del mondo provengono dai paesi industrializzati, è a noi che spetta la responsabilità della natura e dell’estensione del turismo stesso. La volontà in questo campo non fa difetto. Come ricordato lo scorso giugno a Bologna al Festival del turismo responsabile IT.A.CÀ, “dal 1995, anno della prima Conferenza mondiale sul turismo di Lanzarote (e della sua Carta), che adatta la strategia dello sviluppo sostenibile al turismo, e della divulgazione dell’Agenda 21, che fornisce una linea guida etica a tutti gli operatori turistici, molte di queste dichiarazioni di principio sul turismo responsabile iniziano ad avere un’applicazione concreta”. A livello internazionale l’Unione Europea, l’Unwto, il World Travel&Tourism Council e il programma ambiente dell’Onu (Unep) cercano da anni il modo di conciliare il nostro bisogno di vacanze con il rispetto della natura e delle comunità ospitanti, ma i progetti migliori vengono da organizzazioni non governative come il Tourism Concern a livello europeo e proprio Aitr a livello italiano che si sta avvicinando alla soglia dei 100 Soci.
“Il concetto di turismo responsabile sta ormai interessando le realtà più complesse del turismo italiano. Non si spiegherebbe altrimenti il grande successo che sta avendo la nostra Organizzazione la cui base associativa vanta un crescendo quasi impensabile”, ha spiegato Maurizio Davolio presidente di Aitr. “Per dare una chiara idea del valore di questo dato - ha continuato Davolio - basti pensare che fra i nostri Soci figurano 18 tour operator che programmano viaggi ispirati ai principi del turismo responsabile nel mondo [come Ram], 13 organizzazioni non governative che gestiscono progetti di sviluppo turistico nel Sud del Mondo [come la già citata Ipsia], numerose cooperative che offrono forme di turismo responsabile in Italia, due importanti editori come Touring e Lonely Planet oltre a grandi associazioni nazionali come Legacoop, Arci, Wwf, Cts, solo per citarne alcune”.

L’obiettivo di tutti i soci Aitr è quello di diffondere il concetto di sostenibilità, che si sostanzia nel rispetto dell’ambiente, della cultura locale, ma anche e soprattutto della popolazione che vive nelle destinazioni turistiche con una modalità che sta prendendo sempre più piede tra gli italiani, tanto che nel 2011 i “turisti solidali” sono aumentati del 5-6%. “La popolazione locale deve vedersi riconosciuto un ruolo da protagonista nelle scelte di sviluppo turistico del proprio territorio - ha proseguito Davolio - e deve beneficiare il più possibile delle ricadute prodotte dal turismo, siano esse economiche, sociali, imprenditoriali ed occupazionali”.
 “L’interesse internazionale per queste problematiche è fortissimo, - ha concluso Davolio - al punto che, entro l’anno, a livello comunitario verrà approvata la Carta Europea del Turismo Sostenibile e Responsabile (.pdf) che costituirà un paradigma di riferimento per le politiche turistiche degli Stati Membri, degli Enti Locali e dell’industria turistica in generale”.
Per Ipsia “Qualsiasi presenza turistica, per quanto positiva, rende l’economia decisamente a rischio, poiché uno dei problemi più grossi dell’industria turistica è la forte influenza di fattori esterni che cambiano e non sono prevedibili. Per questo è importante che il viaggio sia sempre più un’occasione di incontro, capace di offrire a visitati e visitatori soddisfazioni più grandi e risultati più duraturi”. E allora via con i viaggi responsabili e le proposte non mancano: prenotare il viaggio di nozze alle Maldive, preferendo una sistemazione in una famiglia del posto piuttosto che in un albergo a 5 stelle; visitare le cascate Vittoria in Zambia, meta turistica per eccellenza, senza saltare però l'incontro con un missionario che opera sul posto; partecipare a un viaggio in un paese in via di sviluppo destinando una piccola quota del proprio budget-vacanza a sostegno di un progetto di sviluppo locale o più semplicemente a spasso per il Belpaese in bicicletta… In ogni caso la parola chiave è la responsabilità perché per fare un “buon viaggio” è indispensabile il comportamento corretto di ciascuno, a cominciare dal turista, soprattutto quando leggi e provvedimenti ufficiali, come nel caso del turismo sessuale, non bastano. A chiunque, nonostante la crisi, trovi nei prossimi giorni il tempo e il denaro per una vacanza, auguriamo quindi di essere "turisti non per caso”.
Alessandro Graziadei

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