sabato 5 luglio 2025

Comunicare nella nostra lingua: presupposto per qualsiasi futuro

 

Tra i 17 Obiettivi dell'Agenda 2030 il quarto è dedicato ad un'istruzione di qualità e mira a “Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti”. Quando si pensa a questo Obiettivo si ha l'impressione che sia un traguardo praticamente raggiunto almeno in Italia. Ma è veramente così? A scuole chiuse lo abbiamo chiesto alla Rete Italiano Trento che riunisce volontarie e volontari di diverse associazioni, attivi nell’insegnamento della lingua italiana alle persone straniere. 

Di Alessandro Graziadei

Grazie della vostra disponibilità. Ci raccontate quando è perché è nata la Rete Italiano Trento, da quali associazioni è costituita e a chi si rivolge?

RIT: La rete scuole italiano di Trento nasce nel 2019. Insieme al Gioco degli Specchi, Penny Wirton, S.Antonio, AMA Conosciamoci in italiano e gruppo Volontari Fersina abbiamo sentito la necessità di confrontarci per condividere prassi e materiali didattici. Da questi incontri e scaturita però la necessità di lavorare insieme per monitorare e migliorare la situazione dei richiedenti asilo a Trento. Quando abbiamo iniziato con Liberalaparola, nel 2018, pensavamo che alle persone straniere servisse solo un "aiuto compiti". La maggior parte di loro era infatti inserita in progetto di accoglienza che prevedeva anche l'insegnamento dell'italiano, da parte di insegnati preparati. Dal 2019 le scuole di italiano volontarie sono invece diventate l'unico spazio per apprendere italiano. Con il tempo ci siamo ritrovati a fornire altro importante supporto agli stranieri: in Liberalaparola abbiamo sportello legale, aiuto compilazione CV, lezioni patente B e C. In tute le scuole della rete siamo circa 120 volontari/e Per circa 300 studenti in settimana.

Qual è oggi il principale obiettivo delle vostre diverse scuole?

RIT: Non basta fornire aiuto con lezioni di italiano: vista la politica attuale è sempre più urgente portare alla luce e denunciare la situazione di vita di troppe persone migranti.

Con i vostri corsi e circa 120 volontari riuscite a coprire tutta la settimana formativa, eccetto il sabato. Alcune realtà non chiudono mai, nemmeno in estate. Come sono organizzate e quante sono le persone alle quali dedicate i vostri percorsi formativi? 

RIT: Ogni scuola ha metodi diversi per la didattica, seguendo le esigenze degli studenti/studentesse. Seguiamo ogni persona straniera interessata all’apprendimento della lingua italiana: si tratta di richiedenti asilo, di studenti / ricercatori universitari, di stranieri residenti a Trento.

Come mai secondo voi le istituzioni, ridimensionando drasticamente il precedente sistema dell’accoglienza diffusa a partire dal 2018, hanno eliminato anche la precedente struttura composta da personale professionale adeguatamente preparato per l’insegnamento dell’italiano L2? Non rischia di essere una scelta non solo discriminatoria, ma anche dai risvolti socialmente pericolosi? 

RIT: Vediamo i risultati ogni giorno con i nostri studenti. Per tutte le persone che arrivano in Italia l’apprendimento della lingua è la base per iniziare a vivere. La scelta di smantellare ogni supporto a richiedenti asilo toglie ogni possibilità di creare una situazione di vita accettabile.

Investire nell’apprendimento della nostra lingua e nei servizi primari per i richiedenti asilo dovrebbe portare vantaggio anche a tutta la comunità trentina. Secondo voi qual è l'obiettivo politico “di concentrare a Trento la (non) gestione dell’accoglienza, che aggiunge esasperazione in vite già provate minando alla base la convivenza civile” come avete recentemente denunciato? 

RIT: la scelta della Provincia di Trento di concentrare la (ridottissima) accoglienza a Trento, in pochi spazi sovraffollati, non può che generare situazioni difficili. Le persone rimangono quindi “ospitate” senza alcun supporto di base. Liberalaparola (insieme al Centro Sociale Bruno) non vuole essere solo un “elargitore” di lezioni di italiano o altro supporto essenziale. La parte che più ci coinvolge è la denuncia continua dell’assurda situazione dei migranti.

La scuola e in particolare una scuola che insegna la lingua può diventare un luogo di occasioni di ascolto, accoglienza, cura, scambi culturali in un arricchimento reciproco senza perdita di identità. La giornalista e scrittrice Luisa Pacehra, parlando di educazione, ha detto non a caso “Non calpestare i fiori se non vuois che crescano storti”. Una frase che ha in qualche modo a che fare anche con il vostro impegno educativo?

RIT: In Liberalaparola il primo approccio è l’apprendimento dell’italiano, a seguire va da sè l’instaurazione di rapporti personali profondi. La conversazione in italiano ci porta racconti personali, esperienze di vita, culturali, politiche, ecc Noi ed altre scuole organizziamo periodicamente eventi insieme agli studenti: cene, serate musicali, visite in città, ecc...

Uno dei target del quarto Obiettivo dell'Agenda 2030 dice “Entro il 2030, aumentare sostanzialmente il numero di giovani e adulti che abbiano le competenze necessarie, incluse le competenze tecniche e professionali, per l'occupazione, per lavori dignitosi e per la capacità imprenditoriale”. Quanto siamo distanti dal raggiungerlo?

RIT: il tema “lavoro dignitoso” è veramente agli antipodi di quanto sentiamo e viviamo: la maggior parte dei nostri studenti, (li aiutiamo a compilare il CV), ha lavorato in campagna in tutta Italia ed in Trentino esclusivamente in nero. Il fenomeno del caporalato ci è ben noto anche nelle nostre valli.

Come sono cambiati dal 2018 ad oggi i numeri dei richiedenti protezione internazionale accolti in Trentino?

RIT: I numeri che abbiamo: chiedenti protezione internazionale accolti nel 2019: fino a 1800; l’ attuale: 720

Quali sono oggi i maggiori ostacoli che devono superare i richiedenti protezione internazionale tra il momento della domanda e l’ingresso in un centro d’accoglienza a Trento? 

RIT: I vari passaggi per ottenere l’ingresso in progetto di accoglienza hanno tempi diversi, a seconda del periodo (ad esempio bisogna valutare come si sveglierà questa mattina l’Europa e quali paesi dichiarerà “sicuri”). Superato il lungo iter con la questura (appuntamenti spesso rimandati) arriva lo scoglio accoglienza a Trento: non ci sono posti. Conosciamo persone che hanno diritto ad entrare in progetto che attendono (in strada) da un anno.

Scuola ma non solo. Oggi esiste anche un gravissimo problema di assenza di abitazioni disponibili pur in presenza di un consistente patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato...

RIT: Lo sportello casa del Bruno denuncia incessantemente il problema casa, che a breve coinvolgerà tutti! Per i nostri studenti stiamo spingendo affinché venga realizzato il famoso ostello per lavoratori, promesso da tempo…

Grazie per la vostra testimonianza e per il vostro impegno educativo, civile e sociale!

Articolo uscito anche su Abitarelaterra.org


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