L’ufficio stampa del Califfato (sì, il Califfato ha un ufficio stampa…) ha spiegato che è stata colpita Parigi perché “capitale degli abomini e della perversione”, e in particolare il Bataclan “durante una festa di perversione”. Nel linguaggio di Daesh il nemico più che la religione sembra oggi la laicità e la modernità di una città patria dell’Illuminismo e in alcuni casi ancora all’avanguardia. Quindi, evitando dubbi e polemiche, non confondiamo l’Islam con il Califfato e se diciamo che Parigi sarà sempre più “verde” non ci riferiamo al colore dell’Islam considerato da questa religione il colore della conoscenza e dei santi musulmani,ma alla attuale transizione energetica della città. La Parigi sotto assedio, quella colpita al cuore dal terrorismo, ma che risponde con le #porteouverte (pronta ad ospitare in casa le persone bloccate per le strade il 13 novembre), sarà, infatti, sempre più sostenibile ed ecologica.
A poco più di una settimana dalla Conferenza climatica COP21, che riunirà tutto il mondo a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre, Anne Hidalgo, la sindaca socialista di Parigi ha annunciato che “la nostra città deve dare l’esempio in materia di cambiamento climatico. Sono per questo fiera di presentare il formidabile lavoro fatto a Parigi in materia di transizione energetica. A partire dal primo gennaio 2016, infatti, il 100% dell’elettricità a Parigi sarà ricavata da fonti energetiche sostenibili”. In una nota che spiega le sue politiche energetiche, il Comune di Parigi ha sottolineato che “Più nessuno ignora l’obiettivo mondiale di una limitazione a 2°C del riscaldamento climatico entro la fine del secolo. Dopo più di 20 anni di negoziati e all’interno del prolungamento diretto del Protocollo di Kyoto, un accordo internazionale ambizioso può essere trovato tra gli Stati durante la Conferenza mondiale sul clima”. Ma a fianco degli Stati, le città e soprattutto le grandi città hanno un ruolo determinante da svolgere e visto che circa il 70% delle emissioni di gas serra mondiali sono prodotte nei loro territori, “è un dovere elaborare e mettere in atto delle politiche di riduzione del loro personale impatto sull’ambiente”.
Sotto questo punto di vista Parigi è una delle capitali di un nuovo “illuminismo ecologico”. Nel 2004 ha realizzato un primo bilancio dei gas serra. Forte di questa analisi, dal 2007 l’Amministrazione della città ha adottato un Plan climat énergie territorial, aggiornato nel 2012, che prevede di ridurre del 25% le emissioni di gas serra e i consumi energetici entro il 2020. Come? Parigi per mettere in atto le sue politiche energetiche ha sviluppato numerose iniziative attorno a 4 pilastri: “sviluppo della produzione di energie rinnovabili e recupero energetico; esemplarità dei servizi e delle attrezzature pubbliche; una politica urbanistica ambiziosa tesa verso la smart city; un sostegno per mobilitare il settore privato”. Per questo l’amministrazione della capitale francese assicura che entro il 2016 “Per l’insieme delle azioni che saranno prese, Parigi diventerà un esempio mondiale di responsabilità sociale, ambientale e politica, dove le innovazioni sono viste come altrettante possibilità di reinventare e dove la transizione si fa prima di tutto a vantaggio degli abitanti”.
La priorità della città è andata fino ad oggi verso il rinnovamento termico degli edifici pubblici e privati. Da gennaio Parigi raddoppierà i suoi sforzi per il rinnovamento termico delle scuole, con adeguamenti in 200 istituti scolastici fino al 2020, e di 4.500 case popolari all’anno, riducendo in media del 30% il loro consumo di energia e facendo risparmiare agli inquilini circa 400 euro all’anno in bolletta. La Hidalgo ha ricordato che le amministrazioni precedenti e la sua hanno identificato 25 luoghi (fra questi luoghi ci sono l’Hôtel de Ville, cioè il municipio di Parigi, la piscina di Butte aux Cailles, l’area di gestione di Chapelle International) “per accogliere delle attrezzature geotermiche, dei pannelli solari o ancora dei dispositivi di recupero del calore delle acque reflue”, cosa che permetterà di ridurre il consumo energetico e di sostituire, dove possibile, le energie fossili con quelle rinnovabili. Nel contempo, la città ha avviato un progetto di supervision énergétique dei centri termici degli edifici pubblici attraverso una modernizzazione che permetterà un calo del 10% dei consumi e un risparmio di 2 milioni di euro all’anno. Ma come annunciato dai 4 pilastri di questa riconversione energetica “La capital francese sosterrà anche l’iniziativa private, assistendo gratuitamente le co-proprietà nei cantieri di ristrutturazione degli immobili che investiranno nell'energia rinnovabile e sostenendo la ricerca di finanziamenti”. Si calcola che in questo modo 30.000 case beneficeranno del piano 1.000 immeubles in tutta Parigi, con un’operazione programmata di miglioramento termico dell’habitat urbano che ha come target 55.000 abitazioni.
Così grazie a questo processo di riconversione energetica nella capitale francese si parla di “Fornitura di elettricità 100% rinnovabile alle attrezzature pubbliche nel 2016”, un risultato che sarà presentato durante il Sommet des Elus locaux pour le Climat, il 4 dicembre dalla Hidalgo e da Michael Bloomberg, inviato special dell’Onu per le città e il cambiamento climatico durante un incontro che riunirà amministratori comunali provenienti da tutto il mondo. Questa volta a Parigi le #porteouverte sono quelle alla sostenibilità e alla lotta al cambiamento climatico, per il bene di tutti, e non solo per questa città.
Alessandro Graziadei
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