Qualche anno fa i ricercatori di MeteoSvizzera, ZAMG e Meteo-France, in una ricerca congiunta, hanno calcolato l’evoluzione del clima nelle Alpi fino al 2100, analizzando la variazione delle temperature, le precipitazioni e la copertura nevosa in base a tre scenari: una decisa protezione del clima secondo l’obiettivo di Parigi, un moderato contenimento o la prosecuzione dell’uso di energie fossili senza limitazioni. Indipendentemente dallo scenario, inverni con meno neve, estati calde e secche e precipitazioni più intense come accade in questi ultimi anni saranno fenomeni inevitabili e faranno si che le temperature nelle Alpi aumentino. Al di sopra dei 1000 metri però il riscaldamento è già più accentuato rispetto alle quote inferiori, soprattutto d’estate. Gli inverni stanno diventando più caldi e piovosi, la neve si scioglie più velocemente, soprattutto sotto i 1500 metri e si delinea una tendenza generale verso precipitazioni più intense, con un aumento dell’intensità tra il 5 e il 20% in base allo scenario. Come se non bastasse la copertura vegetale nelle Alpi al di sopra del limite degli alberi è aumentata del 77% rispetto al 1984. Le piante crescono generalmente più fitte e più alte e conquistano nuovi spazi alpini per via del prolungamento del periodo vegetativo, e quindi di crescita, dovuto alle temperature più calde e alla variazione delle precipitazioni. Ma non è una bella notizia perché la straordinaria ricchezza della flora alpina è in pericolo: le piante alpine, altamente specializzate, si sono adattate alle condizioni estreme delle montagne, ma non sono molto competitive e con l’innalzamento delle temperature, perdono i loro vantaggi e vengono soppiantate da altre piante sacrificando una significativa quota di biodivesrità alpina!.
La protezione del clima globale è e sarà sempre più determinante per l’entità del riscaldamento climatico nelle Alpi e per la possibilità di stabilizzarlo o meno, ha concluso lo studio, che sembra aver anticipato l'evoluzione anche di un'altra regione fredda in pericolo: quella antartica. La Penisola Antartica, infatti, come molte altre regioni polari, si sta riscaldando più velocemente della media globale, con eventi di caldo estremo che in stanno diventando sempre più comuni. A dirlo è lo studio “Sustained greening of the Antarctic Peninsula observed from satellites”, pubblicato a fine 2024 su Nature Geoscience da un team di ricercatori delle università di Exeter, dell’Hertfordshire e del British Antarctic Survey (BAS), che ha dimostrato come negli ultimi 40 anni la copertura vegetale della Penisola Antartica è più che decuplicata. Per misurare l'entità e la velocità di questo fenomeno in atto nella Penisola Antartica in risposta al cambiamento climatico, i ricercatori britannici hanno utilizzato dati satellitari, scoprendo che “La copertura vegetale nella Penisola è aumentata da meno di un chilometro quadrato nel 1986 a quasi 12 chilometri quadrati entro il 2021” e “Un'accelerazione di questa tendenza al rinverdimento di oltre il 30% negli ultimi anni (2016-2021) rispetto al periodo di studio complessivo (1986-2021), con un incremento annuo di oltre 400.000 metri quadrati durante questo arco di tempo”. Già nel 2017 lo studio “Widespread biological response to rapid warming on the Antarctic Peninsula”, pubblicato nel 2017 su Current Biology aveva esaminato campioni prelevati da ecosistemi dominati dal muschio nella Penisola Antartica, trovando prove del fatto che i tassi di crescita delle piante erano aumentati drasticamente negli ultimi decenni.
Ora questo nuovo studio si avvale di immagini satellitari, le più adatte per confermare che è in atto un'accelerazione una tendenza al rinverdimento diffuso in tutta la Penisola Antartica. Per Thomas Roland, dell'università di Exeter e autore di entrambi gli studi, “Le piante che troviamo nella Penisola Antartica, per lo più muschi, crescono forse nelle condizioni più difficili della Terra. Il territorio è ancora quasi interamente dominato da neve, ghiaccio e roccia, con solo una piccola frazione colonizzata dalla vita vegetale. Ma quella piccola frazione è cresciuta in modo esponenziale, dimostrando che anche questa vasta e isolata area selvaggia è influenzata dal cambiamento climatico antropogenico”. Un altro degli autori del nuovo studio, Olly Bartlett, dell'università dell'Hertfordshire, fa notare che “Man mano che questi ecosistemi si consolidano, e il clima continua a riscaldarsi, è probabile che l'entità dell'inverdimento aumenterà. Il suolo in Antartide è per lo più povero o inesistente, ma questo aumento della vita vegetale aggiungerà materia organica e faciliterà la formazione del suolo, aprendo potenzialmente la strada alla crescita di altre piante. Questo aumenta il rischio che arrivino specie non autoctone e invasive, probabilmente trasportate da ecoturisti, scienziati o altri visitatori del continente”.
Questi studi sottolineano l’urgente necessità di ulteriori ricerche per stabilire i meccanismi climatici e ambientali specifici che stanno guidando la tendenza al “greening”. Per il gruppo di ricercatori “La sensibilità della vegetazione della Penisola Antartica ai cambiamenti climatici è ormai chiara, e in caso di futuro riscaldamento antropogenico, potremmo assistere a cambiamenti fondamentali nella biologia e nel territorio di questa regione iconica e vulnerabile. Le nostre scoperte sollevano serie preoccupazioni sul futuro ambientale della Penisola Antartica e del continente nel suo complesso”. Quindi per proteggere l'Antartide e altre regioni a rischio come le Terre Alte alpine, dobbiamo comprendere questi cambiamenti, identificare con precisione le cause e soprattutto le possibilità residuali di mitigazioine di questi fenomeni che nonostante i futuri impegni per il clima (qualora ce ne siano di significativi...) sono destinati per inerzia a non fermarsi molto facilmente. Anche per questo il team di esperti e ricercatori che ha elaborato i dati satellitari sull'Antartide sta ora studiando in che modo i territori recentemente deglaciati vengono colonizzati dalle piante e come questo processo potrebbe evolversi in futuro, perché prevenire è sempre meglio che curare!
Alessandro Graziadei
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