sabato 7 giugno 2025

Il nostro stress idrologico

 

La maggior parte del Portogallo, della Spagna, della Francia occidentale e centrale ha vissuto un inverno piovoso e nevoso, mentre il nord Italia  ha avuto un inizio di primavera più umido e, in diverse regioni, le forti piogge di marzo e aprile hanno causato anche situazioni da allerta rossa e riportato la neve in quota. Ma non è stato così in tutta Europa e il quadro complessivo del Vecchio continente resta sotto il segno delle scarse precipitazioni. La mancanza di precipitazioni e temperature superiori alla media hanno fatto sì che l'Europa centrale, orientale e sud-orientale, così come la regione del Mediterraneo orientale, stiano vivendo un aumento dell’allarme siccità e condizioni simili stanno emergendo ultimamente anche nell'Europa nord-occidentale. Nel rapporto Drought in Europe – April 2025 pubblicato dal Joint research centre dell’Unione europea emerge che “Il clima è più caldo della media stagionale, con precipitazioni scarse in gran parte del continente dall’inizio dell’anno e una significativa diminuzione dei flussi fluviali”. Le previsioni del rapporto, che arrivano fino a fine giugno, mostrano condizioni più secche della media nell'Europa settentrionale e occidentale, e ci sono crescenti preoccupazioni per l’impatto che la situazione avrà quest'estate sugli ecosistemi. 

Tra gennaio e marzo 2025, la maggior parte del continente ha registrato condizioni più calde della media e all’inizio di aprile gli effetti della siccità sono diventati più evidenti nei fiumi europei. Vale la pena sottolineare, osservano i ricercatori del Jrc, “Come in poche settimane le condizioni lungo il fiume Reno siano cambiate in modo significativo, con i livelli dell'acqua in forte calo all'inizio di aprile, specialmente nel bacino superiore. Dopo un inverno secco e una primavera non sufficientemente piovosa, il flusso ridotto sta già influenzando la navigazione fluviale nel Medio Reno”. La Germania settentrionale, i paesi del Benelux, la Danimarca, la Scandinavia meridionale e gran parte del Regno Unito e dell'Irlanda hanno registrato condizioni molto secche a marzo. Modelli simili sono stati visti nell'Ucraina meridionale e nella Turchia centro-orientale. Inoltre, “Mentre la vegetazione nella maggior parte dell'Europa sembrava sana, alla fine di marzo [...] Lo sviluppo precoce delle piante potrebbe mascherare delle vulnerabilità che potrebbero emergere presto, se le condizioni di siccità dovessero persistere nella stagione di crescita”. Anche se c'è una certa incertezza nella previsione, avverte il Jrc, a causa della variabilità dei diversi sistemi di modellazione utilizzati, quel che è probabile, concludono i ricercatori del Centro europeo, “È che i fiumi rimangano insolitamente bassi in tutta l'Europa orientale e il livello dell'acqua potrebbe scendere ancora di più di quanto calcolato ad oggi”. E in molte aree il basso flusso fluviale sta già influenzando l'agricoltura, i trasporti e anche la produzione di energia.

In Italia in particolare lo scorso marzo, l’equivalente idrico nivale ha fatto registrare un clamoroso -57%. Poi è arrivato un aprile generoso di neve al nord, ma con deficit persistenti in molte parti d’Italia e ampie divergenze territoriali. L'ultimo bollettino della Fondazione Cima che ha monitorato il quadro nazionale per mesi, segnala un buon recupero parziale, considerato che oggi siamo “solo” a -27% rispetto alla media stagionale. Francesco Avanzi, ricercatore nell’Ambito idrologia e idraulica di Fondazione Cima fa notare che “Ad aprile sul Po ha davvero nevicato molto. In sole 48 ore si è accumulato quasi un miliardo di metri cubi d’acqua in forma di neve, circa il 20% del totale medio stagionale” ma solo dieci giorni prima, “Una sola ondata di calore aveva già fatto fondere una quantità di neve anche maggiore. È il segno di una montagna in equilibrio instabile”. Sul bacino del Po, questa situazione ha comportato fluttuazioni severe dell’equivalente idrico nivale, con implicazioni importanti per la gestione delle risorse idriche nel breve e medio termine. Anche sull’Adige si osserva un recupero dell’equivalente idrico nivale con un -20%, un valore che rientra nella variabilità tipica del periodo. Tuttavia, il manto nevoso al Nord-Est è già in fase avanzata di fusione, e si prevede che il contributo ai corsi d’acqua locali prosegua ancora per poco. Sul bacino del Tevere, invece, la stagione nivale 2024/25 può dirsi già conclusa e non si tratta solo di una questione temporale. A fare la differenza è anche la quota. I dati mostrano come le aree sotto i 2000 metri di altitudine siano le più penalizzate. Tanto sulle Alpi quanto sugli Appennini, è proprio a queste altitudini che si accumula meno neve e sono queste le zone più vulnerabili a un clima più caldo e instabile, con piccole variazioni termiche che possono tradursi in grandi perdite di risorsa.

Se la neve è ormai in fusione o del tutto assente, è l’acqua nei bacini e nei suoli a raccontare lo stato di stress idrologico attuale almeno in una parte dello Stivale. Se al Centro-Nord il lago di Garda ha raggiunto livelli prossimi al massimo storico del periodo 1950–2015 a Sud, invece, la situazione è ben diversa. Dopo un anno segnato dalla siccità e un inverno povero di precipitazioni, gli invasi mostrano ancora livelli bassi. Anche le analisi dell’umidità del suolo nei primi 30 cm confermano il quadro: "Il Centro-Nord presenta livelli in media o superiori, mentre il Sud resta in difficoltà". Con l'estate alle porte non è una buona notizia perché se al Nord le condizioni sembrano allineate con le medie del periodo al Centro-Sud, invece, si confermano le criticità, accentuate da una stagione invernale che non ha fornito sufficiente apporto né nivale, né piovoso. Un quadro coerente con le valutazioni dello stato di severità idrica su scala nazionale elaborate da Ispra di concerto con le Autorità di bacino distrettuali secondo le quali sarà proprio il Sud l’area da monitorare con maggiore attenzione nei prossimi mesi, sia in termini di disponibilità idrica, sia per la possibile evoluzione verso condizioni di stress prolungato.

Alessandro Graziadei

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