Il 10 luglio scorso l’Istat ha presentato l’ottava edizione del Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, un'analisi sui progressi dell'Italia nel campo dei Sustainable Development Goals – SDGs adottati con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,. Si tratta di un'analisi fatta attraverso 320 statistiche e 148 indicatori proposti dall’Inter-Agency Expert Group on SDG Indicators delle Nazioni Unite (UN IAEG-SDGs), che ci offre un quadro realistico dello stato dell'arte italiano di questi 17 Obiettivi. L’analisi dell’evoluzione temporale delle misure statistiche Istat-SDGs restituisce un quadro variegato che sottolinea, nel complesso, l’esigenza di un’accelerazione. Nonostante una quota maggioritaria di misure risulti in miglioramento, sia nell’ultimo anno (oltre il 50%) sia nel decennio (oltre il 60%), oltre il 20% delle misure sono caratterizzate da “stagnazione” sia nel breve sia nel lungo periodo. Per il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli in Italia, “A distanza di 10 anni dal varo dell’Agenda 2030 e di 5 dalla scadenza temporale individuata, i progressi verso gli SDGs pur rilevanti in molti casi non risultano all’altezza delle aspettative”. È importante sottolineare come l’ultimo decennio sia stato segnato dalla crisi pandemica, dall’aumento delle tensioni geopolitiche e dei conflitti internazionali, dalla spirale inflazionistica innescata dall’incremento dei prezzi dei prodotti energetici, tutti “imprevisti” che hanno condizionato negativamente i percorsi dell'Agenda 2030. Tuttavia ha aggiunto Chelli “Le Nazioni Unite hanno di recente suonato un campanello d’allarme, sottolineando come senza interventi straordinari nei prossimi cinque anni il fallimento su larga scala degli SDGs rappresenti lo scenario più probabile”.
In particolare per l'Istat nell’ultimo anno i Goal italiani che registrano minori progressi, collocandosi in una situazione di stabilità, quando non di regressione, sono il 15 (Vita sulla terra), il 16 (Pace, giustizia e istituzioni), il 6 (Acqua) e il 5 (Parità di genere), con una percentuale di misure stabili e in peggioramento superiore al 60%, particolarmente elevata per il Goal 15 (89%) e 16 (80%). Le variazioni negative più frequenti evidenziate dai dati Ispra le troviamo nel Goal 16 e nel 3 (Salute), che contano una quota di misure in peggioramento pari, rispettivamente, al 60% e al 40%. I Goal che raccolgono indicatori ambientali si caratterizzano per una maggiore inerzia, mentre all’opposto, nell’ultimo anno i Goal 17 (Partnership per gli obiettivi), 8 (Lavoro e crescita economica) e 7 (Energia) registrano un miglioramento più marcato, con risultati generali leggermente superiori a quello dei Goal 4 (Istruzione, che nonostante la performance positiva dell’ultimo anno, presenta oltre 4 misure su 10 in peggioramento), 12 (Consumo e produzione responsabili) e 11 (Città sostenibili). Nel confronto su base decennale si osserva una situazione generalmente migliore in 14 Goal su 17 con una percentuale di misure in miglioramento elevata per il Goal 7, il Goal 13 (Lotta al cambiamento climatico), il Goal 16, il Goal 5 e il Goal 17.
A livello geografico nel Belpaese emerge ancora una polarizzazione tra Centro-nord e Mezzogiorno con il Nord dove il 51,2% delle misure mostrano valori migliori della media nazionale, mentre nel Mezzogiorno il 52,2% risulta in posizione peggiore. I Goal che contribuiscono maggiormente all’andamento più sfavorevole delle regioni del Mezzogiorno sono l’8 (Lavoro e crescita economica), il 10 (Ridurre le disuguaglianze), l’1 (Povertà zero) e il 4 (Istruzione), con più del 60% di misure in posizione peggiore rispetto alla media. Nelle regioni del Nord, invece, le più ampie criticità si riscontrano per i Goal 2 (Fame zero), 14 (Vita sott’acqua) e 12 (Consumo e produzione responsabili), che registrano andamenti peggiori della media per almeno la metà delle misure. Nell'Italia centrale, le Marche (che si collocano in posizione migliore anche rispetto alla media del Nord) e la Toscana si distinguono per la più consistente incidenza di misure in posizione favorevole rispetto al profilo nazionale (rispettivamente 55% e 50%) attribuibile soprattutto ai Goal 1, 8 e 10 ma anche al Goal 2. Il risultato sfavorevole del Lazio è invece riconducibile ai Goal 5, 10 e, in particolare, al Goal 16. Tra le regioni del Mezzogiorno, infine, dove solo poco più di un quarto delle misure segnala un posizionamento migliore della media nazionale, Abruzzo, Molise e Basilicata evidenziano i risultati più favorevoli (almeno un terzo di misure migliori), attribuibili in particolare ai Goal di matrice ambientale (13, 14 e 15). Le regioni più svantaggiate sono, di contro, la Campania e la Sicilia: a pesare negativamente sono, per entrambe, soprattutto le misure relative al Goal 4 (in particolare l’elevata quota di giovani che abbandonano il sistema di istruzione e formazione) e 1 (bassa intensità di lavoro e deprivazione materiale), che segnalano criticità anche per Basilicata e Calabria. Tuttavia, malgrado le importanti disparità a svantaggio del Mezzogiorno, l’evoluzione temporale degli indicatori mostra una qualche tendenza alla ricomposizione dell’eterogeneità tra le regioni.
Nel confronto europeo come ne usciamo? Nel complesso si rilevano per l’Italia ritardi rispetto alla media europea per la maggior parte degli indicatori economici dell’area Prosperità e per quelli dell’area Pace e Partnership, ma, nel complesso, il nostro Paese presenta una posizione più favorevole nell’area Persone e Pianeta, con una maggiore incidenza di indicatori che superano la media dei 27 Paesi dell'Unione. Si rilevano per l’Italia ritardi rispetto alla media per la maggior parte degli indicatori economici, oltre che per alcuni indicatori in ambito sociale e ambientale, ma non sono rari i casi in cui il nostro Paese presenta un vantaggio rispetto al contesto europeo. Per esempio il confronto del posizionamento tra Italia, Germania, Spagna e Francia dal 2015 ad oggi mostra come nell’area Persone, i migliori risultati vengono raggiunti dalla Francia e dall’Italia che si collocano in prima posizione per cinque indicatori su 14, la Spagna raggiunge i migliori piazzamenti nell’area Pianeta (sei prime posizioni su 11), mentre la Germania si distingue nell’area Prosperità (10 prime posizioni su 15). In generale però l’Italia, pur registrando progressi per alcuni indicatori chiave, resta strutturalmente fragile. La politica tutta ne prenda atto e possibilmente provi a porvi rimedio, prima che gli "Obiettivi del Millennio" si trasformino in "illusioni del millennio"!
Alessandro Graziadei
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