sabato 9 agosto 2025

Gli alluvionati!

La pioggia anche intensa e i temporali (come il caldo), soprattutto d'estate, sono eventi comuni, ma il problema oggi non è il fenomeno meteorologico in sé, piuttosto la frequenza e l'intensità di alcuni rovesci, non a caso chiamati estremi perché trasformano le piogge in vere e proprie inondazioni! Negli ultimi anni le inondazioni improvvise, infatti, sono uno dei pericoli naturali più letali e distruttivi al mondo, con oltre 5.000 morti all'anno e perdite economiche per oltre 50 miliardi di dollari, sempre all'anno. A rilevarlo è stata l'Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) dopo le pesanti perdita di vite umane causate dalle inondazioni improvvise in Texas, dove tra il 4 e il 7 luglio scorsi sono state centinaia le vittime e decine i dispersi, tra cui molti bambini che si trovavano nei campi estivi. “Nel giro di poche ore in Texas sono caduti mesi di pioggia con gravi problemi di allerta meteo” ha affermato il Wmo, perché se è vero che gli ultimi allarmi sono arrivati quando le persone dormivano e non c'erano sirene locali attivabili è anche vero che il fiume Guadalupe è salito di quasi 8 metri in 45 minuti. Come mai? “Un'atmosfera più calda trattiene più umidità, il che significa che le precipitazioni estreme stanno diventando più frequenti e intense” ha spiegato il Wmo e per questo le recenti catastrofiche inondazioni sottolineano l'urgente necessità di migliorare i sistemi di previsione e allerta e lavorare (molto) sulla mitigazioni e sulla prevenzione degli effetti del cambiamento climatico. 

Negli ultimi anni, sempre  il Wmo, ha registrato un vero e proprio bollettino di guerra, dove la bomba è d'acqua. Le inondazioni del 2020 nell'Asia meridionale, che hanno colpito sei Paesi, hanno causato più di 6.500 morti e 105 miliardi di dollari di danni. In Pakistan sono state più di 1.700 le vittime e 33 milioni le persone colpite dalle tempeste nel 2022, con perdite stimate in 40 miliardi di dollari. Nel 2024 le inondazioni in Europa, Medio Oriente e Africa hanno causato danni per 34 miliardi di dollari. Oltre all’Emilia-Romagna, più volte flagellata dalla pioggia, sempre nel 2024 è avvenuta la catastrofica alluvione di Valencia. Nella giornata del 29 ottobre la Spagna meridionale è stata investita da piogge torrenziali che hanno toccato i 490 millimetri in meno di 8 ore (di cui 340 millimetri caduti in 4 ore) a Chiva, nella Comunità Valenciana. Sono quantità paragonabili a quelle attese in un intero anno nella zona, ma caduti nell'arco di poche ore. Ne ha fatto seguito un’alluvione violentissima che ha portato a più di 200 morti e oltre 120mila sfollati. E il 2025? Solo il mese di luglio 2025 ha confermato in maniera drammatica la crescente instabilità climatica globale con una serie di inondazioni legate al monsone che hanno colpito duramente vaste aree dell’Asia meridionale e orientale, mettendo in ginocchio intere comunità e infrastrutture strategiche.

In India, le precipitazioni torrenziali hanno paralizzato i trasporti e danneggiato gravemente le reti viarie e i sistemi energetici. In Pakistan, la portata del disastro ha spinto le autorità a dichiarare lo stato di emergenza e la minaccia di piena eccezionale lungo i bacini superiori del fiume Jhelum ha sollevato timori per ulteriori disastri idrogeologici in un territorio già fragile. Anche la Corea del Sud ha affrontato una situazione molto  critica tra il 16 e il 20 luglio, con piogge senza precedenti di intensità superiori ai 115 mm all’ora che hanno provocato vittime, evacuazioni di massa e danni estesi a infrastrutture civili ed energetiche. Il 21 luglio, forti tempeste hanno colpito il sud della Cina continentale, facendo scattare allarmi per frane e inondazioni improvvise, un giorno dopo che il tifone Wipha aveva investito anche Hong Kong. In Nepal  il 7 luglio una violenta alluvione ha travolto il distretto di Rasuwa a causa dell'esondazione di un lago glaciale situato oltreconfine, nella regione autonoma del Tibet. L’evento, non correlato alle precipitazioni, è stato provocato dallo svuotamento repentino di un lago glaciale formatosi a fine 2024 e cresciuto in modo anomalo per lo scioglimento dei ghiacci nei mesi successivi. Il disastro ha causato la morte di almeno sette persone, la distruzione di una centrale idroelettrica e il crollo di un ponte molto importante per gli scambi commerciali. Secondo l’ICIMOD, centro di ricerca con sede a Kathmandu, questi fenomeni glaciali si stanno intensificando, segno evidente del riscaldamento accelerato nelle aree d’alta quota. 

Se queste sono le premesse, nel 2025 quasi certamente il mondo si troverà ad affrontare il costo più elevato mai registrato per i disastri climatici, con una stima di 145 miliardi di dollari di perdite assicurate. Questo dato, diffuso dal gruppo assicurativo Swiss Re, rappresenta un aumento del 6% rispetto all’anno precedente e conferma la tendenza all’incremento dei danni economici causati da eventi estremi come uragani, inondazioni, tempeste e incendi. La crescita dei costi è strettamente legata all’intensificarsi del cambiamento climatico e all’aumento della vulnerabilità urbana in tutto il pianeta. I 145 miliardi di dollari stimati per il 2025 rappresentano il sesto valore più alto mai registrato a livello mondiale. Tuttavia, il divario tra danni assicurati e danni totali rimane ampio, soprattutto in paesi con bassa penetrazione assicurativa e nel 2024, a fronte di 318 miliardi di danni totali, solo 137 miliardi erano coperti da assicurazione. Dal 2021 nel Vecchio Continente si sono verificati quattro eventi alluvionali che hanno causato danni per diversi miliardi di dollari, tre dei quali nel 2024 per complessivi 9 miliardi di dollari, di questi 4,7 miliardi solo nella comunità Valenciana. L’Italia non è estranea a questo allarme e secondo Swiss Re il nostro Belpaese è una delle aree più esposte in Europa ai rischi naturali e, contemporaneamente, presenta uno dei livelli più bassi di protezione contro le catastrofi naturali.  

Tutte le recenti analisi delle Università, degli Istituiti di ricerca, delle Ong e delle Agenzie internazionali evidenziano come l’espansione delle aree urbane, la crescita demografica e soprattutto il riscaldamento globale stiano radicalmente trasformando la geografia del rischio climatico e alluvionale. Possiamo fare ricche le assicurazioni e continuare a morire, oppure chiedere alla politica di fare qualcosa per prevenire e mitigare gli effetti delle alluvioni, salvando vite e investendo subito risorse pubbliche in politiche lungimiranti capaci di evitare danni economici ben peggiori.

Alessandro Graziadei

 

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