Dal 1998, e con continuità tra il 2012 e il 2024, nel contesto dell’indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana”, l’Istat indaga la percezione dei cittadini italiani rispetto alle tematiche ambientali. Questo quadro informativo è stato ampliato negli anni con nuovi quesiti relativi ai comportamenti ecocompatibili, generando un ricco archivio informativo a disposizione dei cittadini, degli studiosi e dei decisori politici. Quali sono state lo scorso anno le preoccupazioni ambientali degli italiani è stato il focus “Forte preoccupazione per il clima e grande attenzione allo spreco di acqua e di energia” reso pubblico proprio all'interno dell'indagine “Aspetti della vita quotidiana” dal nostro Istituto nazionale di Statistica lo scorso 26 febbraio e dal quale emerge che nel 2024 i cambiamenti climatici si confermano “il problema”, almeno in tema ambientale, che maggiormente preoccupa i cittadini italiani con più di 14 anni, confermando un primato ormai decennale. Manifestano, infatti, questa attenzione quasi sei persone su dieci, il 58,1% del campione, dato stabile rispetto al 2023. Seguono i problemi legati all'inquinamento dell'aria, avvertiti dal 51,9% della popolazione, un dato in aumento di 2 punti percentuali rispetto all'anno precedente. Meno frequenti sono la preoccupazione per lo smaltimento e la produzione dei rifiuti che allarma “solo” il 38,1% del campione, quella per l'inquinamento delle acque fermo al 37,9% e quella per l'effetto serra e il buco nell'ozono che registrano un 32,6%, tutte preoccupazioni stabili rispetto agli anni precedenti. Altri aspetti preoccupano meno di tre persone su 10 e in fondo a questa particolare graduatoria ci sono le preoccupazioni per l'inquinamento elettromagnetico, per la rovina del paesaggio e per le conseguenze del rumore sulla salute.
Per lo scrittore americano Jonathan Safran Foer “l’emergenza ambientale non è una storia facile da raccontare e, soprattutto, non è una buona storia: non spaventa, non affascina, non coinvolge abbastanza da indurci a cambiare la nostra vita”. Eppure qualcosa forse sta cambiando, almeno in italia. Per l'Istat, infatti, “Valutando nell'insieme i problemi dell'effetto serra e dei cambiamenti climatici emerge che l'attenzione della popolazione per la crisi ambientale aumenta in misura decisa a partire dal 2019 (69,2% di cittadini preoccupati), l'anno caratterizzato dal diffondersi in tutto il mondo dei movimenti di protesta studenteschi ispirati ai FridaysFor Future”. L'indicatore si era mantenuto stabile negli anni successivi, salvo nel 2021, anno in cui la discesa a un livello del 66,5% era stata determinata da fattori legati alla pandemia e alla polarizzazione dei cittadini su un altro genere di preoccupazioni connesse alla pandemia. L'inquinamento dell'aria rappresenta, invece, una preoccupazione costante per un cittadino su due da oltre 20anni. Nel 2024 tale preoccupazione segna un aumento di 2 punti percentuali rispetto all'anno precedente. Similmente l'attenzione al dissesto idrogeologico, registra un aumento di 2 punti percentuali nel 2024, dopo una crescita di oltre 4 punti percentuali tra il 2023 e il 2022. Com'è facile immaginare “Le conseguenze degli eventi estremi, che hanno colpito l'Italia anche nel 2024, in primis l'Emilia Romagna e altre regioni del Nord, sono alla base dell'aumento dei livelli di preoccupazione per questo indicatore, così come avvenne nel 2023 a seguito delle frane e delle alluvioni nelle Marche e in Toscana”. Nel 2024 si riscontra non a caso un aumento sul 2023 pari a 8,7 punti percentuali in Emilia Romagna e di 4 punti in tutte le regioni del Nord Italia.
Tra le preoccupazioni giudicate meno emergenziali c'è quella legata alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti che nell'arco di20 anni ha sempre espresso valori importanti, oscillando tra il 39% e il 47%, ma che negli ultimi due anni scende ai minimi storici tra quelli sin qui rilevati. Rispetto all'inquinamento del suolo, dell'acqua e alla distruzione delle foreste, invece, il problema più sentito negli anni in esame è l'inquinamento delle acque, che interessa in maniera costante circa il 40% delle persone intervistate. La distruzione delle foreste, che preoccupava nel 1998 il 25,2% della popolazione, scende al 20,6% nel 2024 e tra le cinque preoccupazioni prioritarie in tema di ambiente continua a preoccupare stabilmente oltre due cittadini su 10 la questione dell'inquinamento del suolo che arriva al 22,2% nel 2024. Circa il 60% delle persone intervistate manifesta preoccupazione per almeno cinque fra i 15 principali problemi ambientali, valore che si attesta al 73% tra le persone con titolo di studio alto (diploma o laurea), al 60,7% tra coloro che hanno meno di 24 anni (rispetto al 57,1% degli over 55enni) e al 61% tra le donne (58,1% tra gli uomini). Solo una persona su 10 include l'inquinamento acustico, quello elettromagnetico e il deterioramento del paesaggio tra le prime cinque preoccupazioni per l'ambiente. I cittadini si dimostrano attenti anche alla conservazione delle risorse naturali e nel 2024 la quota di quanti fanno abitualmente attenzione a non sprecare energia è del 71,4%, in lieve calo rispetto al 2023. Si riduce leggermente anche la quota di coloro che sono attenti a non sprecare acqua: il 68,8% contro il 69,8% dell'anno precedente.
Dall'indagine emergono sensibili differenze per età e fra le varie Regioni. Nel 2024 si registrano oltre 20 punti percentuali di differenza tra gli over 55enni e i giovani sotto i 24 anni nel non sprecare l’acqua (il 52,5% delle persone tra i 14 e i 24 anni rispetto al 74,7% degli over 55) e ancor più nel non sprecare energia (il 51,6% degli under 24enni rispetto al 77,4% di coloro che hanno più di 55 anni). I giovani sotto i 24 anni si confermano invece più propensi all’uso di mezzi di trasporto alternativi all’auto privata o ad altri mezzi di trasporto a motore privati: li sceglie abitualmente il 29,0% contro il 17,3% degli over55enni. Nel Mezzogiorno, invece, si è più propensi ad acquistare prodotti a chilometro zero nel 29,9% del campione, al Nord si evita soprattutto la guida rumorosa per mitigare l'inquinamento acustico nel 51,3% degli intervistati e si usano di più i mezzi di trasporto pubblici alternativi nel 20,2% dei casi. In generale, bene, ma non benissimo visto, che come ci ricorda un saggio di Remo Bodei: “Resta pur sempre valido il monito espresso dall’immagine della ninfea che raddoppia quotidianamente le sue dimensioni, di modo che, il giorno che precede la copertura dell’intera superficie dello stagno la metà ne resta ancora scoperta, per cui quasi nessuno, alla vista di tanto spazio libero, è portato intimamente a credere all’imminenza della catastrofe”.
Alessandro Graziadei