Il 2024 è stato l'anno più caldo mai registrato dal 1850 e il primo a superare la soglia di riscaldamento di 1,5 °C. L'anno scorso, la temperatura media superficiale globale è stata di +1,55 °C superiore ai livelli preindustriali. In un rapporto pubblicato a fine maggio l'Organizzazione Meteorologica Mondiale e il Met Office del Regno Unito hanno aggiornato le loro previsioni climatiche globali per i prossimi cinque anni, confermando che le temperature in questo periodo dovrebbero rimanere a livelli record. Esiste, infatti, “Il 70% di possibilità che il limite fissato dall'Accordo di Parigi per evitare effetti catastrofici del cambiamento climatico, ovvero un aumento di 1,5 gradi centigradi della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali, venga superato nell'intero quinquennio 2025-2029”. Secondo il rapporto, “C'è una probabilità dell'80% che almeno uno dei prossimi cinque anni superi il record del 2024. E una probabilità dell'86% che almeno uno di questi anni registrerà una temperatura superiore di oltre 1,5 °C alla media del periodo 1850-1900”. Più in generale, la media annuale globale per ogni anno tra il 2025 e il 2029 sarà da 1,2°C a 1,9°C superiore alle temperature preindustriali. Il 2025 fino ad adesso promette “bene” e quest'estate forse sarà ricordata come una delle più calde degli ultimi 100 anni. Ormai ci siamo abituati e le temperature in aumento le affrontiamo dove è possibile con i condizionatori. I condizionatori d’aria sembrano ormai indispensabili perché il caldo non è solo un fastidio, ma anche una causa di morte, se estremo, e tanto più la temperatura media globale salirà, tanto più ci sarà bisogno di climatizzatori nelle case, negli uffici, negli ospedali e nelle RSA, per ragioni sia di salute pubblica che di produttività economica. Come accade in inverno con i riscaldamenti, anche le temperature record estive tornano a porre in Europa la questione dell'inquinamento e dei consumi crescenti di energia dovuti alla diffusione capillare dei climatizzatori.
Questi “salvagenti” tecnologici hanno, infatti, un prezzo ambientale da pagare. I gas refrigeranti che circolano al loro interno per tenerci al fresco, gli idrofluorocarburi (HFC), partecipano all’effetto serra potenzialmente più dell’anidride carbonica anche se sono gas refrigeranti che hanno fatto il loro ingresso nel mercato alla fine degli anni 80 in sostituzione dei clorofluorocarburi (CFC) e degli idroclorofluorocarburi (HCFC), sostanze ancora più dannose per l'ozono stratosferico. Anche se una macchina funzionante non rilascia questi refrigeranti nell’atmosfera, il problema si pone in caso di perdite nell’impianto, di manutenzione o di smaltimento non regolare. L’Unione europea ha intenzione di ridurre drasticamente l’uso di gas fluorurati, che valgono il 2,5 per cento delle sue emissioni di gas serra e tra il 2024 e il 2028 le loro vendite dovranno diminuire del 60 per cento rispetto alla media del 2011-2013, con tagli più profondi negli anni seguenti fino – è la proposta del Parlamento europeo – all’eliminazione totale entro il 2050. Alternative più “pulite” agli Hfc, esistono, un esempio sono le idrofluoroolefine (HFO), che hanno un effetto serra bassissimo, ma sono complicate e costose da produrre. Ci sono poi, sempre a ridotto potenziale di riscaldamento globale, i cosiddetti refrigeranti naturali come l’ammoniaca e il propano che la Germania ha già deciso di incentivare per promuoverne l’utilizzo nei condizionatori e nelle pompe di calore. Il secondo “prezzo” da pagare sull'altare del fresco è che i condizionatori utilizzano tanta elettricità, più di qualsiasi altro elettrodomestico, tanto da arrivare intorno al 10 per cento dei consumi globali: un dato critico se quell’elettricità viene prodotta bruciando combustibili fossili. Il paradosso di queste macchine, insomma, è che sembra che mitighino la stessa crisi climatica che contribuiscono ad aggravare con la loro richiesta energivora. In Italia in particolare se è vero che negli ultimi anni il settore delle energie rinnovabili ha registrato un’accelerazione significativa, trainata in particolare dall’espansione del fotovoltaico secondo lo studio della Banca d'Italia dal titolo "Il recente sviluppo delle energie rinnovabili in Italia", uscito a febbraio, l’attuale ritmo di crescita non è sufficiente per centrare gli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima.
Ma gestire clima e climatizzatori è oggi una sfida che riguarda non solo Italia ed Europa, ma anche altre parti del mondo dove i numeri dei climatizzatori sono ancora più preoccupanti. A livello globale, infatti, è il Sud-est asiatico l’area dove il mercato dei condizionatori oggi cresce a ritmo più sostenuto, tanto che secondo alcuni recenti dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea), oggi il consumo di energia per i condizionatori nei Paesi dell’Asean era già aumentato di quasi otto volte rispetto a trent’anni prima. Secondo alcune proiezioni entro il 2040 nel solo Sud-Est asiatico si supereranno i 300 milioni di unità installate, rispetto ai 37 milioni del 2023. Secondo Asia News a preoccupare gli esperti è il circolo vizioso che queste macchine mettono in moto: “Il progresso economico e l’aumento delle temperature favoriscono la diffusione dei climatizzatori, che a loro volta però contribuiscono al riscaldamento globale a causa delle ingenti emissioni di carbonio.[ …] I condizionatori raffreddano gli ambienti spostando il calore dall’interno all’esterno e richiedono una grande quantità di energia elettrica per funzionare. Questa contribuisce massicciamente alle emissioni di carbonio, ma se venisse prodotta da fonti pulite l’impatto ambientale dei condizionatori sarebbe molto più basso. Attualmente, però, non succede: nel Sud-Est asiatico (come in molte altre aree del mondo), gli impianti di raffreddamento dipendono in larga parte da fonti fossili”. Nel solo 2024, l’uso del carbone per la produzione di energia è aumentato ancora del 1,5 % rispetto all’anno precedente. Ciò dipende da diversi fattori tra cui la mancanza di sistemi di accumulo efficienti dell’energia prodotta con il solare e l’eolico, per definizione soggetta a oscillazioni a seconda dei fenomeni atmosferici e dalle difficoltà di trasportare l’energia prodotta da fonti rinnovabili per la mancanza di infrastrutture adeguate.
In Asia, purtroppo, sono frequenti casi in cui l’energia rinnovabile viene prodotta, ma non utilizzata. L’energia idroelettrica, in particolare, è molto diffusa ma è soggetta a cali di produzione proprio nei periodi caldi perché i bacini idrici si riducono. Per esempio, in Cina nel 2022 la siccità che ha colpito il fiume Yangtze, ha causato gravi blackout nelle province che più dipendono dalle dighe, come il Sichuan e lo Yunnan. Secondo la National Energy Administration (Nea), l’amministrazione statale cinese responsabile della strategia energetica, la domanda di elettricità potrebbe superare quest’anno quella del 2024 di circa 100 GW. Anche in India, si stima che il consumo elettrico abbia raggiunto nuovi record nell’estate del 2024, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente. E si stima che presto l'India supererà la Cina diventando il maggiore consumatore al mondo di aria condizionata. New Delhi sta cercato di mitigare il problema attraverso soluzioni semplici come la verniciatura bianca dei tetti per riflettere la luce solare e l’uso di impianti di raffreddamento in terracotta come alternative all'aria condizionata. Anche Singapore, uno dei Paesi con il più alto tasso di utilizzo di climatizzatori al mondo, sta sperimentando strategie alternative tra le quali la più semplice e forse la più efficace: chiedere ai cittadini di mantenere una temperatura non inferiore ai 25 °C visto che ogni grado in più nella temperatura impostata del condizionatore, consente un risparmio energetico fino al 12%.
Alessandro Graziadei
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